VIDEOSORVEGLIANZA SUL LAVORO: AGGIORNATI I MODELLI PER LE ISTANZE DI AUTORIZZAZIONE / by Giampietro Malusa

L’art. 4, comma 1 della legge 300/1970 (c.d. “Statuto dei lavoratori”) stabilisce che “Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell'Ispettorato nazionale del lavoro”.

Recentemente l’Ispettorato del lavoro ha aggiornato e pubblicato i modelli (tre distinti modelli) per le istanze di autorizzazione all’installazione degli impianti audiovisivi o degli altri strumenti di controllo sopra menzionati. Si tratta in particolare dei seguenti modelli:

1.     modulo istanza di autorizzazione all’installazione di impianti audiovisivi;

2.     modulo istanza di autorizzazione all’installazione e utilizzo di impianti e apparecchiature di localizzazione satellitare;

3.     modulo istanza di autorizzazione all’installazione di altri strumenti di controllo.

Si segnalano tuttavia delle incongruenze nei moduli in questione. In particolare, in primo luogo, non si capisce perché il primo di essi (per impianti audiovisivi) richieda che l’istante dichiari che l’accesso alle registrazioni potrà avvenire con una doppia chiave” fisica o logica, detenute una dal rappresentante legale dell’istante (o da un suo delegato) e l’altra da un rappresentante dei lavoratori, da questi ultimi espressamente designato. Requisito, questo, di cui non vi è traccia nel provvedimento generale del Garante dell’8 aprile 2010 in tema di videosorveglianza.

Né, per analoghe ragioni, si comprende perché nello stesso primo modulo e in quello relativo agli altri strumenti di controllo si richieda all’istante di dichiarare che le immagini/informazioni raccolte non saranno in alcun modo diffuse all’esterno, tranne che per la citata necessità di tempestiva consegna all’Autorità giudiziaria competente qualora si verifichi una fattispecie delittuosa”.

A parte il fatto che si sarebbe dovuto semmai far riferimento alla “comunicazione dei dati” a terzi (e non alla loro “diffusione”, sicuramente illecita), le dichiarazioni che in tal modo si intendono far rendere non sembrano coerenti con quanto disposto, a seguito delle modifiche del settembre 2016, dal comma 3 dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Questa norma stabilisce infatti che “le informazioni raccolte… sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”. Senza quindi stabilire ulteriori condizioni, quali quella della doppia chiave, oppure limitare l’utilizzo dei dati alla sola ipotesi di necessità di consegna all’Autorità giudiziaria perché si è realizzata una fattispecie delittuosa.

Fonti:   http://www.ispettorato.gov.it; Federprivacy.