COMUNICAZIONI PROMOZIONALI TRAMITE E-MAIL: QUANDO IL CONSENSO NON E’ NECESSARIO? / by Giampietro Malusa

Il titolo “Newsletter promozionali: no senza consenso” di una notizia contenuta nella newsletter del Garante n. 417 del 14 luglio scorso colpiva senz’altro, ma, in realtà, il tema merita ulteriori riflessioni.

A dispetto del titolo della notizia, in effetti, lo stesso Garante ne “Le Linee guida del Garante privacy contro le offerte commerciali indesiderate” del 23 luglio 2013 ha dato il via libera all’invio di e-mail promozionali ai propri clienti nel caso di messaggi promozionali relativi a beni o servizi analoghi a quelli già acquistati (c.d. “soft spam”)).

Come noto, infatti, la regola per il trattamento dei dati personali è che è necessario il previo consenso dell’interessato e a questa regola non fa eccezione il trattamento dei dati personali per finalità promozionali realizzato tramite invio di e-mail, appunto, promozionali (cfr. art. 130, comma 2 del Codice). Fa, al contrario, eccezione il caso della soft spam.

In particolare, la norma che legittima la soft spam è l’art. 130, comma 4 del Codice, ai sensi del quale “(Fatto salvo quanto previsto nel comma 1), se il titolare del trattamento utilizza, a fini di vendita diretta di propri prodotti o servizi, le coordinate di posta elettronica fornite dall'interessato nel contesto della vendita di un prodotto o di un servizio, può non richiedere il consenso dell'interessato, sempre che si tratti di servizi analoghi a quelli oggetto della vendita e l'interessato, adeguatamente informato, non rifiuti tale uso, inizialmente o in occasione di successive comunicazioni. L'interessato, al momento della raccolta e in occasione dell'invio di ogni comunicazione effettuata per le finalità di cui al presente comma, è informato della possibilità di opporsi in ogni momento al trattamento, in maniera agevole e gratuitamente”.

Ciò premesso, se si dedicano dieci minuti alla lettura del provvedimento a cui l’articolo si riferisce, si può agevolmente constatare che quanto sopra è stato confermato.

La vicenda che ha portato all’adozione del provvedimento dell’Autorità in commento, infatti, riguarda un’azienda che vende prodotti medicali on-line e che, a seguito di un acquisto da parte del segnalante, gli aveva successivamente inviato una newsletter promozionale.

Dall’istruttoria condotta dal Garante è emerso, non solo che la società forniva un’informativa non adeguata, molto generica – perché “non immediatamente riferibile alla finalità di marketing” –, ma addirittura che essa, contrariamente a quanto dalla stessa affermato, in concreto condizionava la vendita dei prodotti alla prestazione del consenso. Il consenso quindi, oltre a risultare obbligatorio per poter procedere all’acquisto, non poteva in alcun modo ritenersi liberamente prestato. Inoltre, l’informativa avrebbe dovuto specificare le modalità utilizzate per il contatto promozionale.

Ciò posto, si legge in un passo del provvedimento: “, ancorché si tratti di profilo non sollevato dalla società, può ritenersi ricorrere nel caso in esame un trattamento legittimamente effettuato per finalità promozionali, pur in assenza del consenso dell'interessato, ai sensi dell'art. 130, comma 4, del Codice: in alcun modo risulta invero provato che il segnalante sia stato adeguatamente informato circa il fatto che le proprie coordinate di posta elettronica, fornite nel contesto della vendita, sarebbero state successivamente utilizzate per finalità di marketing (rispetto a beni o servizi analoghi) e messo in condizione di rifiutare tale uso, inizialmente o in occasione di successive comunicazioni. Al contrario, la società ha predisposto il sopra descritto meccanismo di consenso "obbligato" rispetto all'utilizzo dei dati per finalità di marketing.”.

Con ciò ribadendo l’eventualità che la soft spam possa, a certe condizioni, essere legittima anche in mancanza di consenso.

Riassumendo, le condizioni sono: (1) che l’interessato sia stato adeguatamente informato dell’invio di comunicazioni promozionali via e-mail; (2) la mancanza di un rifiuto a ricevere le stesse, espresso inizialmente o in occasione di successive comunicazioni; (3) la possibilità di opporsi in ogni momento al trattamento in modo facile e gratuito.

Fonte: Autorità Garante per la protezione dei dati personali